ETICA E SPORT

“Occorre ricostruire i presupposti ideali da cui trarre le risorse intellettuali, etiche, culturali ed economiche per definire una “nuova epoca sportiva” che sappia ispirare di autentici significati le facoltà, le attitudini e le attività specifiche delle persone impegnate nello sport. L’obiettivo è uno sport che sia umanamente ludico, eticamente irreprensibile, accrescitivo della persona e dell’intera società.” (Mons. Paolo MAZZA, Direttore Ufficio Nazionale CEI per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport).

E’ un messaggio forte e carico di significati quello estrapolato da un articolo pubblicato da Mons. Mazza, con il quale il religioso, da sempre sensibile a tutti i temi riguardanti lo sport, intende sottolineare come nel mondo dello sport, di fronte al rarefarsi sempre più frequente di valori quali la lealtà, la correttezza e il fair-play, emerga prepotente la preoccupazione di uno stravolgimento del significato originario di sport.

Oggi è assolutamente preponderante il fattore economico-commerciale governato dalle sue leggi di mercato, dal culto della spettacolarità, dalla suggestione dei media, dal perseguimento del risultato sportivo ad ogni costo, rimanendo, così, relegato ai margini ogni riferimento etico ed il richiamo alla coscienza del soggetto sportivo e dell’impresa sportiva.

Ma accanto alla preoccupazione di un obnubilamento di valori fondamentali si colloca l’esigenza di una profonda rigenerazione ideale dello sport nel segno di un rinnovato e ritrovato slancio etico che consenta allo sport di riappropriarsi delle sue origini per poter essere all’altezza del suo ruolo sociale, culturale e vitale.

Tale movimento di idee consentirà allo sport finalmente caratterizzato da una propria tensione etica, di garantire al meglio la sua funzione ludica contemperando opposti valori nell’intento di restituire un valore profondo ad una attività che costituisce uno dei motori trainanti della società postmoderna.

Che la tendenza al recupero di questi valori sia divenuta insopprimibile lo si ricava del resto dai principi contenuti nel Codice europeo di etica sportiva elaborato dal Consiglio d’Europa nel 1992 il quale non fissa norme o regolamenti, ma fornisce un quadro etico di riferimento  in grado di portare alla diffusione di una mentalità condivisa più che al rispetto di regole imposte.

L’etica – secondo lo spirito informatore del Codice – viene definita come essenziale in ogni attività sportiva ed agonistica a qualsiasi livello, da quello meramente ricreativo a quello agonistico con i connessi risvolti economici: ciò in virtù del riconoscimento dello sport come una pratica socio-culturale che permette un arricchimento individuale e della società nel suo complesso.

E il richiamo al fair-play contenuto nel Codice suona non già come uno sterile ed astratto messaggio rivolto agli sportivi affinché qualunque pratica sportiva si svolga all’insegna della lealtà, ma come un vero e proprio modo di essere e di pensare dello sportivo che deve informare la sua condotta non solo in occasione della manifestazione ma in riferimento alla sua vita quotidiana.

Non a caso chi abbia praticato anche in modo superficiale ed amatoriale uno sport e si sia ispirato costantemente a tali valori anche nella vita di ogni giorno ha profuso questi valori migliorando le relazioni con gli altri e ottenendo un risultato ancora più prestigioso, anche se magari al di fuori della notorietà.

Anche in Italia in un momento in cui i vari settori del nostro vivere quotidiano sono attraversati da una criticità strutturale ed i valori etici hanno ceduto il passo a valori effimeri quanto modesti, si è manifestato nel mondo dello sport il risveglio delle coscienze, come testimoniano alcuni recenti casi che hanno indotto tanti a riflettere su quanto sia radicato il concetto dell’etica nello sport in soggetti che svolgono un ruolo attivo in questo settore della società e su come la trasmissione agli altri di tali valori rappresenti una iniezione di fiducia verso quei tantissimi che in silenzio continuano a credere nei valori intrinseci dello sport, ma che attendono messaggi dai testimonial per ritrovare energie vitali.

E’ di qualche mese fa la notizia del giocatore del Gubbio (squadra militante nel campionato di calcio di serie B nella stagione sportiva 2011-2012) Simone Farina nominato ambasciatore Fifa del Fair play e divenuto per tutti un simbolo di integrità, lealtà e onestà in un mondo del calcio segnato solo da finalità economiche e corrotto. Tale riconoscimento gli è stato dato per avere egli rifiutato 200 mila euro per combinare la partita GUBBIO-CESENA e gli è valso l’ingresso nei quadri tecnici della società inglese dell’Aston Villa dove insegnerà calcio ai ragazzi nel nome non solo della passione per il calcio ma ancor più dei valori etici dello sport.

Come non ricordare, poi, la presa di posizione all’unisono dell’Allenatore della Nazionale Italiana Cesare Prandelli e del Presidente Federale Dr. Giancarlo Abete in occasione dello scandalo delle scommesse con il divieto per tutti i giocatori comunque coinvolti giudiziariamente nell’illecito di accedere alla Nazionale fin quando la loro posizione non si fosse chiarita, a costo anche di rinunce a giocatori importanti. O la loro allarmata denuncia verso gli sconsiderati sostenitori del VERONA che hanno inneggiato contro il giocatore del Livorno Piermario Morosini morto tragicamente durante la gara Pescara-Livorno del campionato scorso!

Del resto proprio a Cesare Prandelli è stato assegnato appena due mesi fa all’Università di Roma “Tor Vergata” il Premio “Etica nello Sport" dopo che negli anni immediatamente precedenti di quel premio erano stati insignite due icone del calcio mondiale quali Michel Platini e Sir Alex Ferguson allenatore pluridecennale del Manchester United.

Alla base di tale rinascimento lo stile irreprensibile di vita sia dentro il mondo dello sport che al di fuori da sempre mantenuto dal tecnico piemontese; ma anche il coraggio di andare controcorrente ed affrontare temi forse poco consueti nel mondo dello sport ma certamente di estrema attualità del mondo comune, come quello dell’omosessualità. L’avere affermato che "nel mondo del calcio e dello sport resiste ancora il tabù nei confronti dell'omosessualità mentre ognuno deve vivere liberamente sé stesso, i propri desideri, i propri sentimenti", costituisce la riprova della sensibilità del tecnico per tematiche che spesso hanno rappresentato e rappresentano un vero e proprio tabù in un paese come l’Italia continuamente diviso tra benpensanti ed anticonformisti.    

E sempre in quella stessa giornata nel pomeriggio Cesare Prandelli, parlando agli studenti di una stracolma aula dell’Università Luiss di Roma ha, ancora una volta, lanciato messaggi importanti sui valori etici dello sport e sulla necessità di un ritorno a tali valori, dimostrando coerenza di comportamenti, credo assoluto in valori mai tramontati, autorevolezza e chiarezza di intenti anche a costo di ricevere qualche critica di troppo.

Un richiamo all’etica si rinviene anche nell’art. 7 dello Statuto della F.I.G.C. approvato il 22 gennaio 2007 (poi ribadito nel nuovo Statuto approvato il 23 ottobre 2012) laddove si afferma l’obbligo per il Consiglio Federale di emanare le norme necessarie e di vigilare affinché – sulla falsariga di quanto previsto dal D. L.vo 231/01 (responsabilità amministrativa delle persone giuridiche) – le società partecipanti ai vari campionati nazionali adottino modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire il compimento di atti contrari ai principi di lealtà, correttezza e probità in ogni rapporto precisandosi, al par. b), che i modelli organizzativi debbono contenere l’adozione di un codice etico.

Questo rinnovato spirito di moralità nello sport e di rispetto dei suoi valori tradizionali non sempre ha trovato e trova eco nei pur numerosissimi seminari dedicati alla materia sportiva i quali ospitano raramente dibattiti dedicati a questo tema.

Ma è evidente l’esigenza di affrontare, in parallelo con altri non meno importanti argomenti attinenti al variegato mondo dello sport, anche quello concernente l’etica, in quanto il recupero di tali valori deve passare attraverso un confronto di opinioni serrato e meditato da svolgersi non solo tra pochi intimi, ma con la cooperazione di tutti e con l’ausilio di esperti nelle varie discipline soprattutto umanistiche, perché il concetto di etica presuppone, a monte valori culturali profondi che vanno ridiscussi per affrontare al meglio temi di grande significato e pervenire a risultati condivisi.

Il Centro Studi di Diritto Sportivo di Palermo nel quadro della sua attività di formazione e di studio, si farà certamente interprete di tale insopprimibile esigenza in un prossimo seminario nel quale verranno specificamente affrontati questi temi attraverso un dibattito approfondito e ricco di spunti di riflessione provenienti da tutte le componenti del mondo sportivo e non.

E’ con vero piacere e non senza un profondo rammarico che dedichiamo questo breve articolo alla memoria di un nostro socio, il compianto Avv. Mario Fiore, recentemente scomparso, il quale ha svolto per ben 42 anni il ruolo di Presidente della Commissione Disciplinare Regionale della F.I.G.C. – C.R.S. Sicilia, assolvendo con generosità, spirito di servizio, immensa passione e grande dignità, coniugata ad una profonda conoscenza della materia tutta della giustizia sportiva, ai delicati compiti istituzionali, nell’ambito di una attività di volontariato quale è quella che informa tutti coloro che svolgono compiti di giustizia sportiva all’interno delle singole commissioni (disciplinari e non) sia nazionali che locali.

Il senso dell’etica e della giurisdizione ha informato da sempre la Sua attività che gli è valsa riconoscimenti da tutte le parti e che fa davvero onore allo Sport e ai suoi protagonisti ad ogni livello.

 

Renato Grillo, Presidente del Centro Studi Di Diritto Sportivo di Palermo.

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