TESSERA DEL TIFOSO E PRESENZE ALLO STADIO: UN ESPERIMENTO RIUSCITO?

La stagione calcistica in corso (2012-2013) sarà la terza nella quale la «tessera del tifoso» sarà operativa. Secondo quanto si apprende dall’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive[1], il numero delle tessere rilasciate ha superato abbondantemente la quota di un milione[2] (al 30 giugno, erano già 1.200.000). Fiumi d’inchiostro sono stati versati su di essa, sollevando forti critiche sotto diversi profili: sul piano giuridico, sul piano dell’opportunità politica, sul piano sportivo. Le critiche piu’ aspre sono provenute proprio dal mondo delle tifoserie organizzate, che - oltre a percepirla quale strumento di controllo nei loro confronti - in diversi casi si sono viste precludere la possibilità di seguire la propria squadra in trasferta nel caso di mancata adesione all’iniziativa di fidelizzazione introdotta nel 2007[3] e resa operativa col D.M. 15/08/2009[4]. Tale decreto aveva accolto una serie di istanze provenienti dal mondo civile, politico e sportivo, dalle quali proveniva una pressante - ed ormai non piu’ differibile - richiesta di una risposta ferma ed efficace da parte dello Stato contro le manifestazioni di violenza dopo gli episodi di Catania del febbraio 2007[5]. Nata come «prezioso strumento di partenariato pubblico/privato che si rivolge ai supporters per fornire servizi e renderli protagonisti di un percorso di affermazione della legalità negli stadi e nelle località che, tradizionalmente, sono interessate alla presenza di tifoserie»[6], la tessera del tifoso era stata elaborata, in un primo momento, dall’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive quale strumento di «fidelizzazione» adottato dalle società di calcio nei confronti dei propri sostenitori, secondo linee-guida predisposte dallo stesso organo[7]. La sua introduzione si deve a due atti normativi - adottati in maniera pressoché contestuale - che hanno dato attuazione alle previsioni contenute negli articoli 8[8] («Divieto di agevolazioni nei confronti dei soggetti destinatari dei provvedimenti di cui all’articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401») e 9[9] («Nuove prescrizioni per le società organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio») del decreto-legge 8 febbraio 2007 (convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile 2007, n. 41), meglio noto come «Decreto-Raciti». Si tratta della Direttiva del Ministero dell’Interno del 14 agosto 2009[10], e del citato Decreto del Ministero dell’Interno del 15 agosto 2009 (entrambi a firma del Ministro dell’Interno allora in carica, on. Maroni)[11]. Nata, come accennato, quale strumento di «fidelizzazione» dei propri tifosi - avente il duplice obiettivo di allontanare, da un lato, i tifosi piu’ facinorosi dalle “curve”, e, dall’altro, creare un rapporto piu’ diretto e trasparente tra i club e questi ultimi attraverso l’agevolazione nell’acquisto di biglietti, l’esenzione da specifiche restrizioni di ordine pubblico e l’accesso a facilitazioni e servizi (in primis, settori dello stadio dedicati) - essa è andata caratterizzandosi (almeno nella sua fase iniziale) piu’ come tessera di polizia o tessera-business, anziché rappresentare quella fidelity card che, secondo gl’intenti originari del legislatore, avrebbe dovuto essere. La tessera del tifoso (approvata a livello progettuale già nel maggio 2008, per poi ricevere veste giuridica solo nell’agosto 2009) s’inserisce nel solco delle strategie di prevenzione e di contrasto ai fenomeni di violenza in occasione delle manifestazioni sportive che le istituzioni - sia quelle statali, sia quelle sportive - intendono perseguire. Attraverso la sua introduzione, infatti, oltre che una rottura delle logiche di degenerazione aggregativa alimentate da gruppi di facinorosi, nonché una migliore valorizzazione degli spazi all’interno degli stadi, le istituzioni sembrano voler perseguire anche una modifica nell’approccio allo spettacolo calcistico da parte dello spettatore, con l’obiettivo di sostituire e/o affiancare lo spettatore «committed» - fortemente orientato a manifestare il proprio umore sulla base del risultato sportivo osservato, anche attraverso forme di violenza verbale e fisica (tipicamente: l’ultras) - con un approccio piu’ tipico dello spettatore «uncommitted», maggiormente attento ad una fruizione dello spettacolo sportivo a prescindere dal risultato raggiunto (piu’ tipico di un pubblico femminile e di minore età)[12]. Divenuta obbligatoria per la sottoscrizione agli abbonamenti stagionali a partire da «l’inizio della stagione calcistica 2010/2011»[13], detto strumento ha incontrato diverse resistenze - come poc’anzi accennato - in relazione alla presunta «schedatura» dei tifosi da parte delle Forze di Polizia, all’esclusione dei tifosi colpiti da provvedimenti relativi al Divieto d’accesso alle manifestazioni sportive (c.d. «Daspo») o autori di «reati da stadio», nonché alla natura esclusivamente commerciale con cui essa era stata inizialmente utilizzata nelle pratiche poste in essere da molti clubs. Obiezioni che hanno finito con l’apportare alcuni cambiamenti rispetto al progetto iniziale, anche sotto la spinta di una pronuncia del Consiglio di Stato dello scorso dicembre 2011[14], che ha dichiarato illegittimo il suo rilascio insieme all’obbligo di abbinamento ad una carta di credito rilasciata da un istituto bancario incaricato, cio’ rappresentando «una pratica commerciale scorretta ai sensi del Codice del Consumo»[15]. All’indomani della citata pronuncia, infatti, le stesse istituzioni - pur mantenendo fermi i principi su cui la tessera del tifoso era stata progettata[16] - hanno modificato alcuni aspetti di tale progetto, lasciando maggiori margini di manovra ai singoli club[17]. A questo punto della stagione, si pone il problema di fare un primo di bilancio di tale strumento, che ormai ha raggiunto il secondo anno dal suo «lancio» operativo. Il dato che emerge con maggiore evidenza è che le politiche di lotta ai fenomeni di violenza - cui la tessera del tifoso deve considerarsi parte integrante - hanno indubbiamente influito sulle presenze negli stadi nel campionato di massima serie, e cio’ sia da un punto di vista quantitativo, sia da un punto di vista qualitativo. Un interessante studio del fenomeno delle presenze dei tifosi negli stadi, e dell’impatto che su di esse ha avuto la tessera del tifoso[18], ha rivelato come tale impatto - pur positivo sotto diversi profili - non è stato tuttavia ancora in grado di sopperire a quel fenomeno di abbandono degli spettatori, ormai in atto da diversi anni negli stadi di Serie A[19]. A differenza di quanto si registra tra le altre top leagues europee (si allude alla Premier League inglese, alla Liga spagnola, alla Bundesliga tedesca ed alla League 1 francese)[20], il trend negativo di presenze dei tifosi negli stadi nel campionato italiano di massima serie - iniziato tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta (soprattutto a partire dalla stagione 1979-1980) - non sembra infatti conoscere ancora una significativa inversione di tendenza[21]. In particolare, se l’effetto «scoraggiante» (soprattutto per quanto riguarda i tifosi della squadra ospite) sulle restrizioni agl’ingressi in determinate partite considerate “a rischio” dall’Osservatorio sembra prevalere rispetto a quello «stimolante» rappresentato dalla riduzione del profilo di rischio associato alla partita stessa[22], ebbene a quest’effetto negativo sembra contrapporsene uno positivo, determinato proprio dalla presenza della «tessera del tifoso». Secondo il citato studio emerge infatti che - quando le restrizioni imposte dal Comitato o dall’Osservatorio sono state accompagnate da eccezioni previste per i possessori della suddetta tessera - l’effetto cumulato sulla vendita dei biglietti per singola partita è stato stimato in un aumento compreso tra i 1650 ed i 2450 biglietti aggiuntivi[23]. E’ pur vero che il positivo impatto sul numero dei biglietti venduti nelle gare di campionato dev’essere valutato anche alla luce della forte riduzione che - contestualmente al «varo» di tale progetto - ha subìto il numero degli abbonamenti[24]. Tuttavia è innegabile che l’adozione di tale strumento abbia determinato una significativa riduzione dei profili di rischio - ma soprattutto degli episodi d’illegalità - connessi alla disputa delle gare (soprattutto nel nostro campionato di massima serie). Diversi sono gl’indicatori che sembrano esprimere dati confortanti in tal senso: 1) il Protocollo d’Intesa del 21 giugno 2011[25] - siglato tra le principali istituzioni sportive ed il Ministero dell’Interno - ha evidenziato, quale risultato parziale dell’esperimento-tessera del tifoso, una riduzione del numero dei feriti causati da scontri tra Forze dell’Ordine e tifosi nell’ordine del 20 per cento tra le stagioni 2009-2010 e 2010-2011, e del 56 per cento rispetto alla stagione 2006-2007; 2) il “Report” dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive[26], facendo il punto della situazione al termine del girone d’andata della passata stagione 2011-2012, ha evidenziato dati statistici dai quali emerge chiaramente una drastica riduzione degl’incidenti rispetto ai campionati precedenti, in particolar modo rispetto alla stagione 2006-2007 (passata alle cronache come quella che ha visto la morte dell’ispettore di Polizia Filippo Raciti). Altri aspetti positivi sono rappresentati da un’altrettanto vistosa riduzione dei fenomeni di «bagarinaggio» in occasione delle gare (sebbene permanga, sia pure in forma limitata, il fenomeno dei biglietti omaggio immessi nel “mercato nero”), e nel fatto che la tessera del tifoso ha contribuito - per la prima volta dopo alcuni anni - a fare disputare gare considerate “ad altissimo rischio”[27], con la presenza delle rispettive compagini di tifosi[28]. Sotto il secondo profilo- rappresentato dal dato quantitativo delle presenze degli spettatori negli stadi - permangono ancora delle carenze organizzative nella vendita dei “tagliandi” da parte delle società, e soprattutto disparità di trattamento (in negativo) tra i possessori della tessera del tifoso e gli spettatori non ancora «fidelizzati» (che molto spesso hanno trovato posto in settori dello stadio piu’ confortevoli rispetto a quelli riservati alla tifoseria ospite, generalmente “relegata” in settori non particolarmente attraenti, sia sotto il profilo della sicurezza, sia sotto il profilo del comfort). In diversi casi è inoltre accaduto che i tifosi «fidelizzati» (già titolari di tessera) hanno - vuoi per carenze strutturali, vuoi per inefficienza nei controlli - preferito aggregarsi con gli «ultras» non tesserati, rideterminando la pericolosità tipica del gruppo «organizzato». L’impiantistica sportiva, anche in questo settore, ha confermato le perduranti inadeguatezze rispetto ai criteri di comfort ed accoglienza degli standard europei, non riuscendo ad evitare la commistione - in assenza di specifiche limitazioni - tra le opposte tifoserie, determinata dall’acquisto dei biglietti per settore diversi da quello riservato agli “ospiti” da parte dei tifosi non «fidelizzati». Da ultimo, sebbene nel citato Protocollo d’Intesa sia stato ribadito il ruolo centrale della tessera del tifoso - in particolare nella sua obbligatorietà per poter seguire la squadra in trasferta - oltre a riscontrarsi alcune pratiche elusive nel suo utilizzo (derivanti dall’acquisto - a titolo individuale - di tagliandi da parte dei tifosi della squadra ospite in settori diversi da quelli a loro dedicati), sembrano siano state tralasciate - o comunque non adeguatamente “sfruttate” - alcune potenzialità da parte dei clubs [29], derivanti dal un maggiore loro potere attribuito ai fini del suo rilascio e gestione[30]. Rimane, in ogni caso, un vistoso salto di qualità rispetto alle stagioni precedenti (caratterizzate da una preoccupante escalation dei fenomeni di violenza), soprattutto con riguardo alla diminuzione degli episodi d’illegalità che - anche grazie a questo strumento - sembra registrarsi nell’ambito delle gare dei nostri campionati. Sebbene vadano rimarcati (e indubbiamente salutati con favore) i positivi numeri legati alla riduzione del numero d’incidenti e di feriti in occasione delle gare di campionato, cio’ che - a nostro avviso - ancora manca per il definitivo compimento dell’auspicato salto di qualità (anche e soprattutto in merito alla tanto acclamata inversione di tendenza nelle presenze degli spettatori nei nostri stadi) sono quegl’investimenti in stadi ed infrastrutture (cui l’approvazione in tempi rapidi della nuovo disegno di legge sugli stadi deve considerarsi requisito indefettibile) ed una maggiore credibilità delle competizioni di cui tanto l’intero movimento sportivo sente il bisogno. L’introduzione (e la concreta applicazione) di logiche premiali tese a valorizzare i comportamenti delle tifoserie piu’ «virtuose» potrebbe rappresentare un passo decisivo in tal senso, anche in virtu’ del recupero di quella «sana» partecipazione allo spettacolo sportivo che - meglio di qualunque ulteriore politica di prevenzione e repressione - oltre che ad un ritorno degli spettatori negli stadi contribuisce all’instaurazione di nuove forme di dialogo (improntato su di un maggiore e migliore coinvolgimento) tra tifosi e clubs. di Paolo Garraffa* *Avvocato esperto di diritto sportivo. Dottore di ricerca in Integrazione Europea, Diritto Sportivo e Globalizzazione Giuridica presso l’Universita’ degli studi di Palermo, LLM in «International Sports Law» presso l’ISDE («Instituto Superior de Derecho y Economia») di Madrid, membro del consiglio direttivo del Centro Studi di Diritto Sportivo di Palermo. E-mail: pgarraffa@mail.com. [1] istituito con decreto-legge 17 agosto 2005, n. 162, convertito con modificazioni nella legge 17 ottobre 2005, n. 210 («Ulteriori misure per contrastare i fenomeni di violenza in occasione di competizioni sportive», in G.U. n. 242 del 17 ottobre 2005), esso è un organo consultivo a composizione «mista» (rappresentanti delle Forze dell’ordine e del mondo sportivo) cui vengono affidati compiti di coordinamento centrale delle iniziative da attuare in occasione di incontri ritenuti particolarmente a rischio. Dalla sua istituzione esso ha svolto attività di analisi (monitoraggio e studio del fenomeno e delle carenze strutturali degli impianti sportivi), propositive (proposte normative, elaborazione di direttive, promozione di iniziative sinergicamente coordinate con gli altri soggetti interessati) e documentali (rapporti annuali) sull’andamento dei fenomeni di violenza nelle manifestazioni sportive. Le sue determinazioni sono consultabili al suo sito ufficiale www.osservatoriosport.it; [2] cfr. comunicato ufficiale - congiunto con la Lega di Serie A - del 24 ottobre 2012, consultabile al sito www.osservatoriosport.it; [3] dal decreto-legge 8 febbraio 2007, convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile 2007, n. 41, recante «Misure urgenti per le prevenzione e repressione di fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche, nonché norme a sostegno della diffusione dello sport e della partecipazione gratuita dei minori alle manifestazioni sportive» (in G.U. n. 32 del 8 febbraio 2007); [4] reperibile on-line presso il seguente URL: http://www.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/16/0147_direttiva_calcio_MINISTRO_15_08_09.pdf; [5] che hanno visto la tragica morte dell’ispettore di Polizia Filippo Raciti, in occasione degli scontri del derby siciliano di serie A Catania-Palermo del 2 febbraio 2007; [6] cosi’ in premessa la Direttiva 14 agosto 2009, del Ministero dell’Interno (c.d. «Direttiva Maroni»). [7] consultabili presso il sito internet www.osservatoriosport.interno.it. [8] che vieta alle società sportive di corrispondere, in qualsiasi forma, «sovvenzioni, contributi o facilitazioni di qualsiasi natura, a soggetti destinatari di specifici provvedimenti ivi indicati, ovvero condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati indicati nel medesimo comma 1 dell’articolo 8 (d.l. 8/07, ndr.)». [9] che vieta alle società organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio, responsabili della emissione, distribuzione, vendita o cessione dei titoli di accesso di cui al decreto 6 giugno 2005 (in tema di tagliandi nominativi), «di emettere, vendere o distribuire tali titoli a soggetti destinatari dei provvedimenti di cui all’articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, ovvero condannati per reati indicati nel medesimo comma 1 dell’articolo 9 del decreto-legge n. 8 del 2007». [10] consultabile on-line presso il seguente indirizzo internet www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/16/0147_direttiva_calcio_MINISTRO_15_08_09.pdf [11] «Accertamento, da parte delle Questure, della sussistenza dei requisiti ostativi al rilascio di accesso ai luoghi ove si svolgono le manifestazioni sportive» (in G.U. n. 199 del 28 agosto 2009). [12] si riprende, qui, la distinzione effettuata da SZYMANSKI, “Economic Design of Sporting Contest”, in Juridical Enciclopedia Literature, vol. 41, n. 4, 2003, pag. 1137-1187; [13] con Direttiva del Ministero dell’interno 16 dicembre 2010, che ha dato accoglimento alla richiesta avanzata dalla Lega Calcio di differire la decorrenza di tutte le misure previste in tema di tessera del tifoso alla stagione 2010/2011; [14] cfr. Cons. Stato, Sez. VI, ord. n. 5364 del 7 dicembre 2011, disponibile on-line su www.altalex.com; [15] così, in motivazione, la citata ordinanza del Cons. Stato, Sez. VI, n. 5364 del 7 dicembre 2011. Per un’analisi della pronuncia, delle sue implicazioni, e dell’iter legislativo che ne ha visto l’adozione, sia consentito rinviare a P. GARRAFFA, “Una tormentata vicenda: la tessera del tifoso”, in Rivista di Diritto ed Economia dello Sport, vol. VII, n. 3, 2011, pag. 103-114; [16] l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, all’indomani della citata pronuncia, con una dichiarazione ufficiale (resa in data 14 dicembre 2011, reperibile on-line su www.altalex.com) ha sostenuto che «la pronuncia dell’organo amministrativo non influisce sulla legittimità della ‘tessera del tifoso’, che continuerà ad essere necessaria per andare in trasferta»; [17] cfr. il Protocollo d’Intesa siglato tra il Ministero dell’Interno, il CONI, la FIGC, la Lega di Serie A, la Lega di Serie B e la Lega Pro il 21 Giugno 2011 (reperibile on-line al seguente URL: http://www.osservatoriosport.interno.it/allegati/determinazioni/2011/determinazione%2030.pdf); [18]effettuato da M. DI DOMIZIO, “Misure antiviolenza e presenze allo stadio: un’indagine empirica sulla serie A”, in Rivista di Diritto ed Economia dello Sport, vol. VII, n. 3, 2011, pag. 71-82 , successivamente rielaborato dallo stesso Autore, in condivisione con R. CARUSO, “Domanda di calcio e violenza negli stadi: un’analisi panel sulla serie A”, nella stessa Rivista, vol. VIII, n. 2, 2012, pag. 41-66; [19] un dettagliato “report” riguardante l’analisi del trend degli spettatori negli stadi di serie A (con particolare riguardo alle stagioni 2008-2009, 2009-2010 e 2010-2011) è reperibile nel sito www.legaseriea.it; [20] i dati sulle presenze allo stadio nelle principali leghe calcistiche professionistiche a livello europeo sono consultabili nella sezione “archivi” presso il sito www.transfermarkt.de; [21] cfr. M. DI DOMIZIO, “La domanda di calcio in Italia: Serie A 1962-2006”, in Rivista di Diritto ed Economia dello Sport, vol. III, n. 1, 2007, pag. 71-90; [22] tale impatto negativo è stato quantificato tra i 1150 ed i 1450 spettatori in meno - in media - per partita, a partire da quando l’Osservatorio ha adottato le sue prime determinazioni (cfr. DI DOMIZIO-CARUSO, “Domanda di calcio e violenza negli stadi: un’analisi panel sulla serie A”, cit., pag. 61); [23] così DI DOMIZIO-CARUSO, “Domanda di calcio e violenza negli stadi: un’analisi panel sulla serie A”, cit., pag. 61; [24] riduzione stimata, a partire dalla stagione 2010-2011 (quando la tessera del tifoso è divenuta obbligatoria per sottoscrivere un abbonamento stagionale), in circa il 13% del totale degli abbonamenti delle due successive stagioni (dato in parte giustificabile, per la stagione 2011-2012, dalla riduzione del bacino d’utenza complessivamente associato alle squadre partecipanti alla serie A); [25] consultabile nel sito www.altalex.com; [26] anch’esso consultabile on-line al sito www.osservatoriosport.it; [27] si pensi agl’incontri “Catania-Palermo”, “Palermo-Catania” e “Genoa-Milan”; [28] né ha sembrato influenzare negativamente le trasferte di alcune tifoserie (i supporter napoletani in trasferta, nel campionato 2010-2011, sono stati quasi 26 mila, a fronte dei 16mila del campionato precedente, facendo registrare un +63% del dato), come da alcuni rammentato (R. MASSUCCI e N. GALLO, “La sicurezza negli stadi - Profili giuridici e risvolti sociali”, Ed. FrancoAngeli, Milano, 2011, pag. 172); [29] si pensi alla possibilità di predisporre dei «vouchers» per un numero di eventi senza obbligo di sottoscrizione della tessera, a forme di scontistica da applicare nei confronti dei tifosi piu’ “fedeli”, ad iniziative di marketing di vario tipo, con cui «fidelizzare» ulteriormente i propri sostenitori; [30] ricordiamo che la card del tifoso è di proprietà del club, che puo’ procedere ad invalidarla, nel caso in cui motivi ostativi (in primis, provvedimenti di «Daspo» o condanne penali per la commissione di “reati da stadio”) emergano in un momento successivo al suo rilascio;


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