Convegno Internazionale IL RAPPORTO DI LAVORO SPORTIVO TRA PRESENTE E FUTURO - 29 novembre 2013

Il tema del rapporto di lavoro sportivo, certamente non nuovo, si ripresenta in tutta la sua importanza in questo terzo millennio, alla vigilia di possibili grandi riforme. E’ opinione invalsa quella secondo cui la legge n. 91/81 sul professionismo sportivo non riesca ormai a stare al passo con i tempi e necessiti di un incisivo ed ineludibile intervento di restyling. Per altro verso il progredire parallelo del dilettantismo sportivo, inteso come modo di fare sport all’interno di associazioni sportive non professionistiche, induce a ripensare sulla opportunità che anche per quest’ampio settore dello sport occorra una seria riflessione sulle possibili modifiche ed innovazioni soprattutto in materia di rapporto tra tesserato e società. Il dualismo tra professionismo e dilettantismo nello sport è stato variamente risolto dalla giurisprudenza sia civile che amministrativa investendo soprattutto i profili relativi al tipo di legislazione applicabile e ai criteri-guida per qualificare lo status dell’atleta. Ma, accanto ai tradizionali orientamenti in ambito di giurisdizione ordinaria e federale, non sono mancate iniziative volte a prevedere la predisposizione di una legge specifica anche per i dilettanti che definisca con chiarezza le varie tipologie di attività dilettantistica, regolando gli aspetti fiscali e previdenziali per quelle attività di dilettantistiche retribuite alla pari del settore professionistico; a conferma di ciò vanno segnalate alcune recenti iniziative a livello federale (Federazione Ciclistica Italiana e FIPAV) tese ad istituzionalizzare il rapporto di lavoro dilettantistico di settore. Anche sul fronte economico non sono mancate recenti iniziative, a livello Federale, che hanno regolamentato l’istituzione di compensi per lo sportivo dilettante in forma stabile, seppur in termini economicamente ridotti Ma i problemi sul tappeto sono tanti altri: dalla introduzione dell’apprendistato caldeggiata dalla Lega Calcio Professionistica di serie “C” (invocati dalla Lega sia per derogare sui minimi contrattuali, sia per accedere a sgravi contributivi oggi non consentiti); alla introduzione dell’art. 18 per i tesserati professionisti (anche questa sollecitata da più parti in deroga alla Legge 91/81); al mobbing nel rapporto di lavoro sportivo (fenomeno, allo stato attuale, tutt’altro che isolato né circoscritto allo sportivo professionista, e foriero di controversie giudiziarie sempre più frequenti); alla modifica del regime previdenziale ricollegata alla prospettiva di un passaggio dalla figura del lavoratore sportivo subordinato a quella del lavoratore sportivo autonomo; alla introduzione di un tertium genus di rapporto lavorativo stabile per il cd. dilettante “professionista” quale categoria intermedia tra il professionista e lo sportivo amatoriale. Come non parlare, poi, della tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, nel rispetto di precetti costituzionali imperativi come gli artt. 32 e 38 Cost.? o del diritto di sciopero, anch’esso tutelato dall’art. 40 Cost.? E cosa accade negli altri paesi? Nella direzione della natura subordinata del rapporto di lavoro sportivo, sia pure dotato di proprie specificità, si sono mosse diverse legislazioni degli Stati dell’America Latina, anche se soltanto in Brasile (legge n. 9615/1998 – cd. Legge Pelè – ripetutamente modificata nel 2000, 2003 e 2011) e in Argentina (legge n. 20160/1974) esistono leggi speciali in materia. In Europa invece, accanto a legislazioni che, come quella italiana (al pari di quella spagnola o francese), si muovono nel senso della subordinazione del rapporto di lavoro, pur se con qualche differenziazione, si segnala il diverso orientamento espresso in Austria da recenti proposte legislative, più propense a configurare come autonomo il rapporto di lavoro dello sportivo professionista, al dichiarato fine di sgravare le società sportive dagli oneri contributivi e fiscali connessi all’identificazione del lavoro sportivo come subordinato. Il Centro Studi di Diritto Sportivo, facendosi interprete di tali problematiche, intende offrire un proprio contributo non solo conoscitivo e divulgativo, ma di riflessione critica sui diversi profili del tema in discussione e sulle possibili riforme: un momento di riflessione a tutto campo che possa aprire nuove strade e auspicare nuove regole.


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